NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente autorizza le modalità d'uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

COOKIE POLICY
---------------------------------------------------------------


Utilizzando il nostro sito, cliccando su qualunque elemento, l'utente accetta l'uso dei cookie.

 

Il sito web www.gstitalia.it utilizza cookie per garantire il suo perfetto funzionamento e per rendere i propri servizi semplici ed efficienti per l'utente che visita le pagine del sito.

 

Per avere maggiori informazioni, per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, l'utente può leggere l'informativa estesa sui Cookie e quella della Privacy.

  • slide1.jpg
  • slide3.jpg
  • slide4.jpg
  • slide5.jpg
  • slide8.jpg

Cambiamenti globali e rischio geo-idrologico

Il nostro Paese è, per la sua posizione geografica e la conformazione del territorio, fortemente esposto a eventi di precipitazione intensa e ai conseguenti fenomeni alluvionali, che possono essere amplificati da una inadeguata gestione territoriale. L'Italia è il paese europeo con i più alti costi socio-economici dovuti ai fenomeni meteo-idro-geologici.

Le vittime di frane e inondazioni sono le più numerose d'Europa e, considerando i soli costi del bilancio pubblico, il costo annuo per interventi di ripristino e mitigazione è pari a 2,5 miliardi di Euro per anno.

In questo contesto, ci si deve anche chiedere se le caratteristiche dei fenomeni di precipitazione estrema, come la frequenza, l'intensità dei picchi di precipitazione e la durata degli eventi, possono essersi modificate in seguito ai cambiamenti climatici. Sebbene da singoli eventi non possa essere tratta una conclusione generale, alcuni degli ultimi fenomeni di precipitazione estrema sono stati d'intensità eccezionale, un'eccezione che tuttavia sembra diventare sempre più frequente negli ultimi anni. Cambiamenti climatici e ambientali e dissesto geo-idrologico sono intimamente connessi. Il clima modula la frequenza e l'intensità degli eventi meteorologici, che forzano i fenomeni geo-idrologici potenzialmente calamitosi (inondazioni, frane, valanghe, erosione, siccità, onde di calore, incendi) e le strategie di prevenzione e gestione del rischio geo-idrologico prevedono cambiamenti nell'uso del suolo e del territorio che possono avere una retroazione sul clima. Clima e fenomeni geo-idrologici a loro volta influiscono sull'ambiente, gli ecosistemi, la disponibilità di risorse idriche, energetiche, agroalimentari, turistiche e sulla qualità della vita.

Per una pianificazione sostenibile, una gestione territoriale adeguata e per una difesa efficace delle vite umane e dei beni privati e collettivi, è indispensabile conoscere meglio i rapporti fra il clima e le sue variazioni, la frequenza e l'intensità degli eventi meteo-idro-geologici estremi, il loro impatto sul territorio, gli ecosistemi, le risorse energetiche rinnovabili e le comunità, a diverse scale geografiche e temporali. E' altresì importante conoscere meglio il grado di vulnerabilità agli eventi estremi del territorio, della popolazione e delle strutture e infrastrutture, stimando anche il costo sociale ed economico degli eventuali danni. "Per colmare queste lacune su un tema così cruciale per il nostro Paese, alcuni Istituti del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l'Ambiente del CNR, anche in collaborazione con altri enti esterni - dichiara Enrico Brugnoli, Direttore del Dipartimento - stanno sviluppando un sistema integrato per la stima del rischio in condizioni di cambiamento globale, focalizzandosi sulla previsione in continuo delle condizioni meteo-climatiche e della risposta geo-idrologica dalla scala dei giorni (necessaria per la prevenzione e l'attuazione di misure di Protezione Civile) alla scala stagionale e multi-annuale, necessaria per la pianificazione territoriale e la stima degli interventi necessari. In questo ambito, sono disponibili tutte le competenze multidisciplinari necessarie". Manca però un grande progetto nazionale per la stima del rischio geo-idrologico che è ormai non più rinviabile. Sono necessarie migliori conoscenze sulle variazioni del clima, dal breve periodo ai millenni passati, anche al fine di distinguere gli effetti naturali da quelli antropici. Sono necessarie previsioni meteo-climatiche più accurate a diverse scale temporali (giornalieri, stagionali, decadali), ed è necessario migliorare la risoluzione dei modelli climatici e meteorologici, anche per prevedere meglio gli effetti al suolo. Sono poi necessari modelli idrologici e geomorfologici innovativi che incorporino le stime di variazione climatica, e siano in grado di produrre previsioni sulla probabilità degli eventi estremi e dei loro impatti. Sono indispensabili maggiori informazioni sulla vulnerabilità agli eventi estremi e strumenti innovativi per la valutazione integrata del rischio, a diverse scale geografiche e temporali, per tracciare strategie di mitigazione che siano efficaci, e socialmente ed economicamente sostenibili. Questa è la richiesta che è anche emersa da una recente conferenza sul tema organizzata dal questo Dipartimento e alla quale hanno partecipato i massimi esponenti della comunità scientifica e del Dipartimento di Protezione Civile.

Per migliorare la comprensione dei fenomeni e per validare i modelli e le previsioni, sono indispensabili sia il pieno utilizzo dei dati esistenti, sia lo sviluppo di nuove reti di misura e di nuovi sensori capaci misure più accurate e frequenti da satellite, al suolo e nel sottosuolo. E' altresì indispensabile organizzare le misure e i prodotti in banche dati efficienti e interoperabili, favorendone l'utilizzo sinergico attraverso l'adozione di regole aperte per l'accesso e l'uso dei dati e dei prodotti.

Oltre a consentire un risparmio economico e a contribuire all'avanzamento delle conoscenze sui fenomeni e i processi che controllano il rischio geo-idrologico, il libero accesso ai dati con archivi interoperabili consentiranno di sviluppare modelli e strumenti previsionali direttamente applicabili, con un vantaggio significativo per le attività di sorveglianza e di allerta ("early warning" e "nowcasting").

"La Comunità Scientifica Nazionale chiede quindi con forza - conclude Brugnoli - un progetto nazionale sul rischio geo-idrologico, che con finanziamenti investiti in ricerca e prevenzione dei rischi, porti ad un significativo risparmio, non solo economico ma anche in termini di vite umane. Un progetto nazionale di ricerca renderà possibile più efficaci strategie di comunicazione e di informazione sui rischi, favorendo la formazione e il radicamento di una cultura della mitigazione del rischio e l'utilizzo consapevole del territorio e dell'ambiente".

Enrico Brugnoli, Direttore Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l'Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (Fonte CNR)